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Il violinista verde (1924): lo stile avanguardista di Marc Chagall

Il Violinista Verde è uno dei dipinti più celebri di Marc Chagall; una fama giustificata principalmente dalla maestria, dimostrata dall’artista, nel bilanciare colore e raffigurazione, tradizione e avanguardia, realismo e simbolismo. Nei quadri di Chagall si è costantemente sottoposti a un confronto tra elementi apparentemente in antitesi che, contrariamente alle aspettative, trovano la giusta amalgama una volta trasposti su tela.
In questo articolo, Singulart apporofondirà la vita e lo stile dell’artista russo e il viaggio creativo che ha portato alla nascita del Violinista Verde

Chi era Marc Chagall? 

Marc Chagall in Paris, 1933 photographed by André Kertész
Marc Chagall a Parigi, 1933 fotografia di André Kertész

Marc Chagall (1887-1985) nacque in una cittadina vicino Vitebsk da una famiglia di ebrei hassidici lituani. Un’appartenenza e una discendenza, quella ebraica, che Chagall proteggerà per tutta la vita, rendendola essenza, e radice insradicabile, di tutti i suoi quadri.

Nascere ebrei sotto il dominio degli zar (l’attuale Bielorussia fece parte dell’Impero Russo fino al 1918) non era semplice: l’infanzia di Chagall, come quella di tutti i bambini provenienti da famiglie giudaiche, fu segnata da privazioni ed esclusioni: gli venne impedito, per esempio, di frequentare le scuole comuni e di partecipare alle più banali attività ricreative.
Chagall venne quindi educato presso una scuola elementare ebraica locale fino a quando sua madre non riuscì a ottenere per lui l’ammissione in una delle scuole dalle quali era stato rifiutato. In questo contesto di ingenti limitazioni fisiche ed emotive, Chagall continuò a coltivare il proprio sogno di diventare pittore, il modo migliore, forse, per evadere da una realtà chiusa nelle proprie ideologie monolitiche, più votata alla reiezione che non all’accoglienza.

Nel 1906 Chagall si trasferì a San Pietroburgo dove studiò per due anni in una prestigiosa scuola d’arte e dove venne seguito dall’artista Leon Bakst alla scuola di disegno e pittura di Zvantseva fino al 1910.
Fu in questo periodo che l’artista russo scoprì le prime opere dell’Avanguardia europea e i dipinti di Gauguin, dai quali rimase abbagliato.
Forte della propria passione lasciò la Russia lo stesso anno alla volta di Parigi, colmo di speranze e desideroso di dar forma ad un proprio stile per affrancarsi, definitivamente, dall’imitazione dei grandi.

Nella capitale francese, centro artistico dell’epoca, Chagall ebbe l’opportunità di immergersi in un mondo anni luce lontano da quella coltre nebulosa che era l’Impero russo: conobbe, diventandone amico, Apollinaire, Robert Delaunay e Fernand Leger, si iscrisse a una scuola d’arte d’avanguardia e trascorse gran parte delle sue giornate perdendosi nelle sale del Louvre.
Fu in questo periodo strabordante di stimoli, idee e suggestioni che Chagall iniziò a sviluppare una selezione dei suoi motivi principali: figure galleggianti, grandi violinisti danzanti su piccole case di bambole e animali da fattoria. 

Bella and Marc Chagall in Paris, 1938
Bella e Marc Chagall a Parigi, 1938

Nel 1914, Chagall accettò l’invito di presentare i propri lavori a Berlino e decise di tornare in Bielorussia per sposare la fidanzata Bella l’anno successivo. A Mosca Chagall iniziò ad esporre circondato dall’amore del nucleo familiare appena formato e che, da poco, aveva accolto la prima erede: Ida.
Gli anni dal 1921 al 1923 misero a dura prova l’equilibrio psicologico dell’artista, costretto a incrementare fortemente il proprio lavoro per far fronte a una povertà sempre più presente e pressante.
Esausto, nel 1923 Chagall decise di tornare in Francia e avviare un’attività commerciale con il mercante d’arte francese Ambroise Vollard.

Chagall rimase in Francia fino al 1941: furono anni d’oro costellati da una produttività incalzante ma anche anni da viaggi, soprattutto nel sud del Paese, fonte d’ispirazione per i paesaggi floridi e coloratissimi.
Dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, migrò a New York con la moglie Bella, seguito da Ida e dal marito, dove rimase per sei anni.
Attratto da sempre e per sempre dal Paese della Marianna, tornò finalmente in Francia nel 1947, trasferendosi in Costa Azzurra.

The ceiling of the Palais Garnier opera house in Paris, painted by Chagall
Il soffitto dell’Opera Garnier, a Parigi, dipinto da Chagall

Lo stile di Chagall

Lo stile unico di Chagall è caratterizzato da una combinazione di influenze, dalle tecniche fauviste e cubiste all’arte popolare dell’Europa dell’Est e dell’Ebraismo. L’uso del colore è forse l’elemento che più caratterizza le opere di Chagall: colori parlanti, quasi, che definiscono silenziosamente e che catturano lo spettatore in un vortice di misticismo e realismo.
Nota è l’affermazione di Picasso: “Quando Matisse morirà, Chagall sarà l’unico pittore rimasto a capire cosa sia realmente il colore”.
Perché la forma stessa dei soggetti chagalliani assume sostanza solo quando impregnata di colore: nessuno più di lui è riuscito a dare tanta importanza alla sfumature, agli accordi o ai disaccordi tonali. 

Cosa succede nel Violinista Verde?

Marc Chagall, Green Violinist (1924)
Marc Chagall, il Violinista verde (1924)

Il Violinista verde è un’immagine che evoca nostalgia e senso di casa. Chagall dipinse questo quadro dopo essere tornato a Parigi dalla Russia, nel 1924.
La tela raffigura un uomo di grandi dimensioni, con il viso e la mano verdi, intento a suonare il violino. Il viola del cappotto si staglia in primo piano catturando l’attenzione dello spettatore: non c’è più spazio o tempo da dedicare allo sfondo color crema, alle case, agli uomini e ai cani.
Eppure sono lì, anche loro, elementi da non dimenticare perché quella è “casa”, quella è la Russia che Chagall ha vissuto.
L’arte che resiste e sopravvive, una parabola ascendente e imprevista quella del violinista che affonda i propri piedi non nel terreno, ma sui tetti di quelle case che lo hanno visto crescere. Radici, dunque, passato.

Il Violinista verde è un dipinto che mostra tutte le influenze avanguardiste accolte da Chagall e apprese a Parigi: il disinteresse per la prospettiva, i dettagli spigolosi degli abiti, le movenze bidimensionali del violinista.
Violinsta, quest’ultimo, figura chiave del quadro dalla quale trapelano le origini ebraico-russe dell’artista: nella cultura hassidica, infatti, il violinista era una presenza fissa durante feste e celebrazioni, poiché si pensava che la musica e la danza fossero un medium per entrare in contatto con Dio.
Una composizione spettacolare, quella del Violinista verde, che mette in luce anche il passato di Chagall come scenografo e costumista per teatri, lavoro che aveva iniziato intorno al 1917 e che avrebbe continuato fino a quando, nel 1963, non gli venne chiesto di dipingere il soffitto dell’Opera Garnier di Parigi.

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